Coscienza, proprietà intrinseca della materia?

Simone Lentini/ 15 Gennaio, 2020/ Cultura, Filosofia, Scienza

Tutti, bene o male, riusciamo a dare una definizione di coscienza. Possiamo definire coscienza quel processo mentale che ci permette di avere esperienza soggettiva del mondo oggettivo, arrivando a permetterci il lusso di compiere scelte sull’onda del libero arbitrio. Come dice il filosofo David Chalmers, in un talk:

Proprio, adesso nella vostra testa, viene proiettato un film. È un fantastico film multitraccia. Ha una visione 3D e un audio surround di quello che state vedendo e ascoltando proprio adesso, ma è soltanto l’inizio. Il vostro film ha un odore, un gusto e un tatto. Ha le sensazioni del vostro corpo, dolore, fame, orgasmi. Ha emozioni, rabbia e gioia. Ha ricordi, come le immagini della vostra infanzia che vengono riprodotte davanti a voi. Inoltre ha una continua voce narrante fuori campo nel flusso dei vostri pensieri coscienti. Al centro di questo film ci siete voi che provate tutto questo direttamente. Questo film è il vostro flusso di coscienza, il soggetto dell’esperienza della mente e del mondo. La coscienza è uno dei fatti fondamentali dell’esistenza dell’uomo. Ognuno di noi è cosciente. Abbiamo tutti il nostro film interiore. Non c’è nulla che conosciamo più direttamente. Almeno, io conosco la mia coscienza direttamente. Non posso essere certo che tutti voi siate coscienti. La coscienza è quel qualcosa che rende la vita degna di essere vissuta. Se non fossimo coscienti, nulla nelle nostre vite avrebbe un significato o un valore. Allo stesso tempo, è il fenomeno più misterioso dell’universo. Perché siamo coscienti? Perché abbiamo questo film interiore? Perché non siamo semplicemente automi che analizzano tutti questi dati in entrata e producono tutti quei dati in uscita senza provare per nulla quel film? Per ora nessuno conosce la risposta a queste domande.

— David Chalmers (2014), How do you explain consciousness?

Il problema della coscienza è uno solo: come nasce? Cosa permette all’anatomia, ai componenti anatomici del cervello, i neuroni, di generare la coscienza? Come si può, dalla chimica che sta dietro le interazioni delle cellule (interazioni descritte dalla fisica), generare la sensazione o l’emozione legata ad un colore od al fuoco? Per come l’abbiamo descritta, la coscienza si prefigura come un fenomeno emergente.

La coscienza, la sua origine da processi chimico-fisici, rimane ancora uno dei più grandi misteri. Credit: Science Universe.

Un fenomeno emergente si può definire come tanti comportamenti semplici che, sommati assieme, danno un comportamento generale più complesso. Per esempio, blu è il mio colore preferito ed, ogni volta che lo vedo, provo un’emozione di relax. Ma prima di provare quell’emozione, io devo vedere quel colore. L’emozione conseguente è, in questo caso, il risultato di un atto fisico: quello della vista. Alla base della visione vi sono comportamenti ancora più semplici di diversi oggetti: un paio di lenti (cornea, cristallino), due sostanze liquide (umor vitreo ed acqueo), cellule che recepiscono la luce e la convertono in segnale elettrico (coni e bastoncelli), altre cellule che prendono quel segnale e lo trasmettono ad una parte del cervello (i neuroni del nervo ottico) ed un insieme di cellule che processa il segnale (l’area della vista nel cervello). Sono comportamenti semplici di oggetti ben determinati che nel complesso descrivono la vista. Nel momento in cui io vedo il colore blu, la qualità di rilassante che associo al colore è il frutto della mia coscienza.

La sensazione che mi dà il blu si colloca alla fine di una catena di fenomeni ben determinati: percezione del colore, associazione del colore percepito con il concetto di blu, l’emozione di relax. 

Alla base di tutti i fenomeni c’è la fisica. Che descrive i processi chimici operanti nel sistema occhio-cervello. Ma in quella serie di fenomeni chimico-fisici dove, e soprattutto quando e come, emerge la coscienza? In quale momento l’informazione data dal colore blu assume la qualità di rilassante? Se scomponiamo il cervello nei suoi costituenti, alla fine non ci rimane altro che componenti semplici dai comportamenti semplici. E nessuno di questi, di per sé, spiega la coscienza. E se scomponiamo quei componenti nei loro elementi base, atomi e particelle, la situazione precipita: siamo lontanissimi dal trovare le origini della coscienza in un atomo di una cellula o, peggio, nel protone di un atomo costituente un neurone. Tantomeno in un fotone od un elettrone a spasso nel cervello! E’ quello che B. Kastrup ed altri (2018) chiamano il Problema Difficile della Coscienza.

La fisica descrive il Mondo, descrive come funziona, come opera. La fisica è la scienza dei perchè. Ma il perchè, dalla percezione del Mondo, emerga la coscienza soggettiva non è spiegabile con le leggi della fisica. La fisica non ci riesce.
Manca una scienza della coscienza, come Chalmers afferma. Mancano le leggi, mancano le equazioni. E la coscienza continua a rimanere un perfetto enigma.


In molti hanno provato a spiegare l’origine della coscienza di sé. C’hanno provato filosofi già in epoche antiche. Nell’India delle grandi correnti filosofiche, dei Veda, dei Purana più volte ci si trova davanti al concetto d’un’Anima Cosmica che pervade il tutto e, prendendo coscienza di sé, dà origine al Cosmo. Ha vari nomi e forme in varie correnti e testi: può essere una figura umana, una divinità, un’ente metafisico. Il Cosmo nasce quindi con una sorta di anima e, quindi, coscienza
.


Abbiamo detto che è impossibile trovare l’origine nella coscienza in un fotone od un elettrone che circola nel cervello. O si? Secondo la corrente filosofica del panpsichismo, la coscienza è parte della materia stessa, è una sua caratteristica intrinseca, come la massa, la carica elettrica ed altre caratteristiche. Le implicazioni della corrente filosofica in questione sono quanto mai sorprendenti. Protoni, elettroni, fotoni, tutte le particelle subatomiche, hanno una forma primitiva di esperienza o, se vogliamo, una sorta di precursore della coscienza! Ora, come afferma Chalmers:

Anche un fotone ha un certo grado di coscienza. l’idea non è che il fotone sia intelligente o pensante. Non è che il fotone sia distrutto dalla paura perché pensa “Oddio, me ne vado di continuo in giro alla velocità della luce. Non ho mai la possibilità di rallentare per annusare le rose.” Nulla del genere. L’idea è che i fotoni potrebbero avere una qualche tipo percezione grezza e soggettiva, un qualche precursore primitivo della coscienza. Potrà sembrarvi un po’ stravagante. Voglio dire, perché qualcuno dovrebbe pensare una simile follia?

— David Chalmers (2014), How do you explain consciousness?

Ciò è possibile proprio perchè, nel mondo oggettivo, riconosciamo degli elementi base: massa, carica elettrica, spazio e tempo sono i costituenti primi della Realtà come già detto. Proprio perchè l’esperienza della coscienza non è riducibile ai minimi termini come la fisica della visione, essa stessa deve essere una fondamentale del Cosmo, alla stessa stregua delle altre fondamentali.
La coscienza è quindi quantizzata? Una particella subatomica, oltre ad avere una quantità di energia, uno spin ed una massa, ha anche una certa quantità (grezza come dice Chalmers) di coscienza?
Se tutto in Natura ha una massa, perchè non può avere anche una parvenza di esperienza primitiva od un precursore di esperienze? La coscienza come sperimentata dall’Uomo sarebbe quindi l’accumulo, nel corso dei milioni di anni di evoluzione, di coscienze via via più complesse, derivate dalle coscienze primitive, come una somma algebrica di esperienze?

Per Kastrup la cosa non è così semplice. Si chiama Problema di Combinazione e stabilisce che  le esperienze complesse non possono essere necessariamente la somma di coscienze elementari. Come avverrebbe? Una coscienza si può sommare ad un’altra? Se una coscienza complessa è la somma di coscienze elementari, ognuna di queste mantiene la sua individualità?

Per aggirare il problema Kastrup ed altri postulano che la coscienza non sia quantizzata, presente in piccole quantità nelle particelle elementari. La paragonano piuttosto ad una sorta di campo di fondo, un’entità continua e pervadente, proprio come l’Anima Universale delle filosofie indiane. L’evoluzione in chiave cosmica del panpsichismo: il cosmopsichismo.
L’Universo è la manifestazione di una Coscienza Cosmica, così come l’essere umano è la manifestazione di una coscienza umana. A sua volta, la coscienza umana è una ramificazione della stessa Coscienza Cosmica. Ma anche qui sorge un altro problema. Se siamo frazioni di una coscienza più vasta, come si spiega l’individualità delle nostre coscienze? Praticamente è come se noi fossimo al contempo coscienze separate, indipendenti, eppure un tutt’uno con la Coscienza Fondamentale. Se davvero fossimo in perenne connessione con la Coscienza Cosmica, potremmo sapere cosa accade all’altro capo della Terra, potremmo sapere cosa accade nella testa di un americano o di un coreano. Ma così non è. Quindi?

Secondo Kastrup e gli altri coautori l’individualità della coscienza, di qualsiasi coscienza di qualsiasi essere, si spiega semplicemente. La Coscienza Cosmica si ramifica in migliaia di coscienze, ognuna delle quali acquisisce inividualità, allo stesso modo di un malato affetto da disturbo di dissociazione che sdoppia la sua mente in due (o più) coscienze diverse, ognuna delle delle quali esperisce il Mondo in modi diversi.

In altre parole, per metterla sul semplice, la Coscienza Cosmica è una coscienza affetta da disturbo della dissociazione. L’Universo è…Schizofrenico (termine in realtà lontano dal disturbo di dissociazione, ma comunque adatto nel rendere la “frattura” della coscienza).
Con il cosmopsichismo pare di leggere ancora quell’idea indiana del Sé cosmico che si individua nei singoli sé. Ma in quella teoria dei filosofi indiani non c’è il problema dell’individualità. L’individualità si raggiunge nell’istante stesso in cui la Mente Cosmica ”vivifica” il corpo vivente. Come prendere dell’acqua di mare con un bicchiere: è sempre acqua di mare, ma in una nuova forma.

La coscienza umana è parte di una coscienza cosmica onnipervadente? Credit: WEB.

La cosa sembra avere dei lontani echi (1) nella teoria quantistica dei campi, secondo la quale una particella non sarebbe altro che un’oscillazione in un punto dello spazio e del tempo, di un campo energetico che pervade tutto il cosmo. Così un elettrone sarebbe la manifestazione locale, di un’oscillazione di un campo elettronico cosmico. La coscienza secondo il cosmopsichismo funzionerebbe nello stesso modo.

Per finire, verrebbe da fare una domanda alquanto provocatoria. Se il cosmopsichismo avesse ragione ed il Cosmo fosse pervaso da una Coscienza Cosmica, viene da chiedere da dove questa avrebbe tratto origine…

Simone Lentini

 

Note:
1: Attenzione! Il lettore non si faccia guidare dall’errata idea che i filosofi indiani fossero esperti di meccanica quantistica!

Lettura consigliata:
Cook G., (2014). Does consciousness pervade the Universe? Scientific American.

Sitografia:
Kastrup, B., Crabtree, A., & Kelly, E. F. (2018). Could Multiple Personality Disorder Explain Life, the Universe and Everything. Scientific American.
Chalmers D (2014): How do you explains consciousness?

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